16 aprile 2011

Mordi, mastica e sputa.

Ci sono andata, nella République démocratique du Congo.
E sono tornata. Con le quattro valige dimagrite.
Ho lasciato tutto in Avenuekikanumerodieci.
Ed è rimasta là "pure quell'altra" che mi sottotitola.
Insieme alla lucidità che Quella - da subito - sarebbe voluta rimanerci, confinata in quello spaziotempo.
E' ancora là, lei. Che rimbalza dentro e fuori geometrie di vite minime.
Che accarezza cuori stropicciati. 
Nessuna resistenza.
Occhi negli occhi che apparecchiano - spero - non solo memoria.





E poi, fuori. 
Kinshasa: ville des couleurs di un paese in guerra.
Ma di una guerra che non dice il suo nome.
Lei, catturata di straforo. Faccio la fuorilegge e rubo quel che riesco.
Caldo, chiasso, colore, cinesi.
Loro costruiscono le strade, le asfaltano e trasformano ettari di terra in Boulevard du 30 Juin
Quattro corsie barattate con oro, diamanti, uranio, cobalto e coltan.
Mercati, mamme marsupiate, migranti.
Quelli che scappano dai confini orientali.
Polizia corrotta, povertà, pioggia.
Quella che nessuno teme, anzi.
Rassegnazione, responsabilità, rispetto.
Quello che timbro con gli occhi, anche sulla più furtiva delle soste.




                                                                                       




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