Giorno undici, di maggio.
Giorni trentuno che sediamo alla stessa tavola.
Notti trenta che controllo se dormi scoperto.
Hai pianto, ti sei strappato i vestiti di dosso, hai urlato stropicciando di collera il tuo viso, hai coltivato un arsenale di giochi sotto al cuscino.
Giochi solo tuoi, giochi solo di tua sorella, alcuni solo di tuo fratello, altri tuoi e di tua sorella.
Ti piace mangiare, e ok.
Ti piace la musica, e ok.
Ti piace ballare, e ok.
D'altro canto, anche Shakira lo premoniva: this is time for Africa.
Hai sgranato gli occhi davanti alla città, al mare, alla collina e alla campagna.
In montagna ancora non ti ci abbiam portato.
Del resto è noto che tua madre non sia un tipo da montagna.
Ma credo pure che inizi a esser altrettanto palese che tu abbia il phisique du role da vero capoerista e che - in men che non si dica - tu possa anche diventare il campione di vortex della "Bassa".
Ragazzo canaglia.
Anche se in difetto di una manciata di denti, sei un grand tombeur de femmes.
Ora che ti abbiamo sgrezzato per bene, lo sputo per te diventa solo metafora.
E al diavolo le perifrasi, tu sei l'avatar di John Coltrane.
Una meravigliosa canaglia, anzi, suprema.
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