Io mamma lo sono già. Mamma sui generis. Mamma atipica rispetto al trand che vede in vetta alle statistiche donne over 35. Sono una giovane donna scambiata puntualmente per la baby sitter di due amabili bambini assortiti, per sesso, statura ed estri.
Ora, blog che si occupano di maternage, ciucci, coliche e cacche di varia consistenza ce ne sono in abbondanza e io non intendo nutrire il web con ulteriori paturnie legate al caso.
Dicevo, sono giovane e freevola. Eccheccavolo.
Per me diventare mamma è stata irruzione, novità, rischio, assurdità. E pure pazzia.
IO memorizzavo le date di edificazione delle cattedrali gotiche tra un vomito e l'altro; IO affrontavo “di petto” (parliamo di una quarta abbondante) assistenti acide che col labbro “gusto stretto” mi davano la benvenuta con un “Ahhh...vedo che siete in due! Bene, mi parli di Senilità di Svevo”.
Poi, una volta fuori sede, la creatura Zeta non mi ha certo spianata, sia in senso metaforico che propriamente fisico.
Si tirava l'alba insieme, io e la tesi.
Sconfortata, per di più, dalla mancanza di “parentame” alla portata, condizione che si stava già declinado al futuro.
IO la mamma l'ho fatta da me, solo da me.
E riuscire a farla accompagnata da queste congiunture ha apparecchiato il mio ego con non pochi pezzi unici di argenteria, cesellati a mano uno per uno.
E se autocelebrazione dev'essere, allora credo pure con superbia che triplicarmi generando sia l'unica declinazione del divino che è in me.
Per diventare santa, invece, ci sto lavorando da un paio di anni.
E allora... Prendi la cornetta, MondialCasa ti aspetta!: i due alla seconda decidono di adottare.
L'iter, come volevasi dimostrare, è lungo, con irte salite e rovesci in agguato. Ma è altrettanto vero di quanto sia bello farsi sorprendere, qua e là, da incursioni tropicali di elettrico ottimismo.
Adottare richiede la conoscenza di un nuovo lessico, anzi, di un'intera tassonomia.
Dal termine “istruttoria”, con il quale si intende il periodo di valutazione della coppia da parte di un'équipe psico-sociale, al “decreto di idoneità” che un giudice del Tribunale dei Minori emette dopo aver esaminato la relazione dei servizi sociali e dopo aver formalmente ricevuto la coppia aspirante.
Col Decreto alla mano si inizia la via crucis in cerca di un “ente” al quale si intende affidare il “mandato”, cioè la presa in carico della pratica per un possibile “abbinamento”.
Nonostante fortunate coincidenze, ad oggi, abbiano scandito e incastrato in modo continuativo le tappe del nostro percorso, tengo a informare quanto invece si stia rivelando spiazzante la scelta dell'ente.
Oltre al fatto di aver dovuto intraprendere un vero e proprio tour -nel nostro caso direi un trekking- per i comuni più improbabili d'Italia alla scoperta dei camosci del Trentino e delle trote dei laghi della ricca Verdania!
Di enti ce ne sono a bizzeffe ma la scrematura si attua già prima di prenderne i contatti.
Improvvisamente non senti che parlare di adozione, leggi forum, articoli, scopri che esiste un'intera letteratura suddivisa per generi e studi psico-sociali, interculturali e antropologici. Ti attacchi al filo di ragnatele che hanno imbrigliato le esperienze più disparate di conoscenti, amici e perfetti sconosciuti. Perfino l'insospettabile numero uno -tua suocera- si prodiga nel cucire memorie lontane di amiche e colleghe, compiaciuta della nostra scelta.
I grandi enti, generalmente ONG, si occupano di macro aree geografiche, spesso collocate in più di un continente; altri, piccole onlus, sono accreditati per operare in un unico Stato.
In teoria non si potrebbe scegliere l'etnia ma sta di fatto che, conferendo il “mandato” ad uno di questi ultimi, saranno ben immaginabili le caratteristiche somatiche del bambino.
Mi sono dilungata su alcuni aspetti tecnici perché, oltre a ritenerli propedeutici alla comprensione, sono certa che tra lettori casuali e non ci possa essere:
a) qualcuno a cui servisse una “spinta”
b) qualcuno che possa iniziare a considerare un'idea sostenibile di allargamento familiare
c) qualcuno solidale in un percorso comune e condivisibile
d) qualcuno che possa condire la propria cultura generale.
Se rientrate nel punto "b" aggiungo anche che per fare domanda di adozione è necessario essere sposati (non importa con quale rito) da almeno tre anni. Dunque, donne, maritatevi! E se ve lo dice una che l'ha fatto solo per raccimolare i soldi per partire in Transiberiana...!!