25 luglio 2010

Gira che ti rigira

Dicono che io sia in vacanza...
Mentre mi sfrittello sulla spiaggia, richiamo all'ordine impavidi natanti e guarnisco pizze di sabbia con conchiglie o quel che resta di loro, mi rimbalza sonoramente sulla fronte una di quelle frasi che potrebbe essere il mio status da sempre:
"A me sembra sempre che starei meglio dove non sono, e di questa questione del movimento discuto incessantemente con la mia anima" (C. Baudelaire, Lo Spleen di Parigi).

Perché quando hai finito di radiografare i vicini di pareo, aver immaginato le loro storie, provenienze e scommesso su quali posteggino in doppia fila il Cayenne lustratissimo e quali invece si barcamenino per un anno intero per non privare la propria famiglia di un po' di "aria buona", i pensieri vanno altrove. 
E si affollano. Si scavalcano senza regola provocando tamponamenti a catena.
Ci vorrebbe proprio una bella rotonda.
Più pretenziosa di un semaforo e meno autorevole nello stabilire le precedenze, la rotonda potrebbe scatenare la fantasia su come arredarmi una mente da spiaggia.
E contro l'horror vacui di ciò che si ritroverà a ruotare su se stesso ecco che -magia magia- farò comparire una fontana ultra kitsch e poco chic da cui sgorgheranno solo luci multicolor.
Alla faccia dei bonsai piantati sul cucuzzolo.
Alla faccia della moda del lento.

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