Esontrentaquattro.
Una ventosa. Colpa di una ventosa. E' stato lo strumento ostetrico più cool degli anni settanta a sganciarmi dal corpo di mia madre e a schizzarmi di luce come quando ti alzano tutta la tapparella a mo' di bomba.
Nata incazzata e già complessata per una testa a pera.
Intollerante al latte in polvere da subito, vanto il primato di essermi nutrita col latte vaccino prima di qualsiasi altro neonato.
Stitica da altrettanto subito -e senza ritorno-, rimango l'aneddoto per generazioni intere con l'esorcismo di mio padre che supplica il mio sfintere con un gambo di prezzemolo affinché la sua bambolina si liberi di tutta quella merdasanta ma, soprattutto, lo svincoli dall'home theatre notturno che è destinato a sorbirsi insieme ai miei pigolii con effetto surround.
A cinque anni mio nonno Rodrigo vince un torneo di bocce e si accaparra in premio una Graziella, che diventerà la mia prima bici. E senza rotelle.
Quell'estate imparo anche a rimanere a galla. In mare, ma non solo.
Sempre quell'anno mi infilo il primo body di lycra rosa della Porselli, che non toglierò per i successivi otto.
Gioco alle barbie con mia cugina Valentina e le due statue similming del suo salotto, mentre ci bitumiamo le bocche con i fonzies dalle otto del mattino.
Rubo le caramelle di mia nonna Maria, quelle all'ananas che comprava a peso all' Innovazione aka Manor quando andava “a prué a Ciàss".
(Non ho mai smesso di mangiarle.)
Anzi, il contrabbando dalla Svizzera si è implementato di nuove merci: fiocchi d'avena, semi di girasole, uva sultanina e piselli al wasabi a segnare la mia maturità alimentare e formaggio per la raclette a soddisfare il palato, mio e degli amicimiei.
Scolarizzata. Medie, liceo, università, master, stageS.
Studentessa fuorisede che finisce fuoricorso per l'uomodellavita, Uno della Laguna che si entusiasma per l'odore di “freschino” e chiama “bubi” le mollette per i capelli.
Quasi coevo al primo, il secondo uomo della mia vita, a cui ho dato il nome più bello del mondo e che, a sua volta, mi ha rinominata.
(Alla faccia delle sue numerose spasimanti, stamattina ha sbaciucchiato me, e pure molto.)
Un lustro fa, poi, la corrispondente femmina, appendice briosa e scicchettosa, con i capelli di suo padre che si elettrizzano alla stregua di Electricon, il gormito.
Da due anni raccolgo invece i sassi come Pollicino. Quelli che mi porteranno dal terzo uomo della mia vita.
(Ci stiamo aspettando.)
E oggi entro da questa porta con una grossa scatola.
Ho intenzione di riempirla fino a non poterla più chiudere.
Ah, ovviamente do inizio a una tregggiorni di binge drinking!
Nessun commento:
Posta un commento