"Non si dovrebbe mai mangiare troppo quando si ha l'anima sottosopra. Perché causa vertigini romantiche, slanci macabri, disperazioni liriche".
Dice Amélie Nothomb.
Dice Amélie Nothomb.
Difatti.
Io e il cibo ultimamente andiamo in coppia, come i carabinieri.
Io e il binge eating a braccetto, come Gianni e Pinotto.
(Il cibo è un amante sempre disponibile!)
E a giorni alterni, vado a spasso pure con il binge drinking, come Garinei e Giovannini.
E sia chiaro che, consumando incontri dichiaratamente alcolici con le amiche, non si celano né smanie d'eccesso né il tentativo di inseguire alcuna legge del fashion.
Noi come le Menadi. Ma senza le pelli di animale addosso (ora per fortuna c'è l'eco-friendly) e senza nemmeno dover agitare il tirso.
Ma, ahimé, anche senza dimenarci su un tacco dodici.
E, ahinoi, pure senza quel gran figo di Dioniso.
Ci resta la panzetta, la disperazione lirica sopracitata e il ricordo gastrico del giorno prima.
(Tralascio volontariamente il binge fucking. Del resto non si confà a una fanciulla dabbene, quale sareeeei).
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