30 novembre 2011

Chi vuole intendere, intenda.


Questa volta manco il merito all'honeysuckle, il fiore n. 16.
E' bastata la ricostruzione di un anacronistico tableau vivant perché si accorpassero le derive del presente con il tempo che fu.
E dire che mi sono sempre trovata con le mani in pasta, nel mio passato.
Talmente tanto che, quando libero i polpastrelli, la cornice intorno alle unghie è già bella che stucco.
Ho deciso di puntare alla fecola di patate: potrebbe rendere friabile una caustica come me e (ri)legare bene con la figlia della Margherita.
E ora, che forse la figlia della Margherita inizia a leggersi tra le righe, mi sciolgo come il burro a bagnomaria.
Già, parlo proprio con te. 
Con te, di-a-da-in-con-su-per-tra-fra cui manco q.b.
Ma anche viceversa.
Vederti è stata una grande emozione, ascoltare le tue prodezze animate il solito mix di compiacimento e souplesse.
Tutto normale, se non per il fatto che siamo rimaste abbarbicate come esponenti fuori dalle parentesi che sedevano ingombranti tra noi.
Quelle parentesi boriose di dimenticanze, di malintesi, della mia solita e avventata necessità di cesura che congela amarezze, mancanze e concordanze.
Ok, sbrino.
Vederti è stato necessario. 
Mancava un'asola per chiudere il mio penultimo bottone.
E quell'asola sei tu. 
Il mio bel fiore all'occhiello.

Mi sei mancata.

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