Questa volta manco il
merito all'honeysuckle, il fiore n. 16.
E' bastata la ricostruzione di un
anacronistico tableau vivant perché si accorpassero le
derive del presente con il tempo che fu.
E dire che mi sono sempre
trovata con le mani in pasta, nel mio passato.
Talmente tanto che,
quando libero i polpastrelli, la cornice intorno alle unghie è già
bella che stucco.
Ho deciso di puntare alla
fecola di patate: potrebbe rendere friabile una caustica come me e
(ri)legare bene con la figlia della Margherita.
E ora, che forse la
figlia della Margherita inizia a leggersi tra le righe, mi
sciolgo come il burro a bagnomaria.
Già, parlo proprio con
te.
Con te, di-a-da-in-con-su-per-tra-fra cui manco q.b.
Ma anche viceversa.
Vederti è stata una
grande emozione, ascoltare le tue prodezze animate il solito mix di
compiacimento e souplesse.
Tutto normale, se non per
il fatto che siamo rimaste abbarbicate come esponenti fuori dalle
parentesi che sedevano ingombranti tra noi.
Quelle parentesi boriose
di dimenticanze, di malintesi, della mia solita e avventata necessità
di cesura che congela amarezze, mancanze e concordanze.
Ok, sbrino.
Vederti è stato
necessario.
Mancava un'asola per chiudere il mio penultimo bottone.
E quell'asola sei tu.
Il
mio bel fiore all'occhiello.
Mi sei mancata.
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