13 dicembre 2010

Christmas away

Odio il Natale, gli addobbi e il pungitopo.
Il pungitopo mi irrita proprio. E son felice che sia passata la moda di utilizzarlo nei lavoretti a scuola.
Se quest'anno mi arriva  a casa un lavoretto col pungitopo - giuro - lo cestino senza remora.
I miei figli sanno e non se la prenderanno, nel caso.
Ma mi devo attenere pur sempre alla magia Babbizia. A questo loro ci tengono e io ho ancora intenzione di illuderli e posticiperò la delusione a-fra-qualche-anno.
Noi, a Natale, non ci siamo mai. Fuggiamo sempre almeno una settimana prima nel sud est asiatico, preferibilmente buddista, al massimo confuciano.
Ma prima diamo sfogo alle simulazioni più ardite.
Babbo N., a casa nostra, entra dalla mansarda, mangia e beve, sputa torsoli di pera e lascia impronte di fango e merda. Che porta bene.
Babbo N., a casa nostra, punta la sveglia cinque minuti prima dell'alzata generale, si instomaca mangiando una pera, trita qualche cereale, urta contro i rami secchi addobbati e pluridecorati e apre la portafinestra della terrazza - da cui certamente è arrivato - e la raffica di gelomenotre la spalanca del tutto.
Babbo N., a casa nostra, si trasforma poi in Babbo G. che al posto dei baffi si ritrova stalattiti di moccolo.
Il Natale, a casa nostra, è magico.
Ma soprattutto non rispetta il calendario dell'avvento.
Perché, a casa nostra, il Natale è avventato.
Il Natale, a casa nostra, arriva quando due fattori lo consentono e quest'anno nello specifico:
a) l'arrivo del corriere con il biliardino professional acquistato on line
b) la partenza/fuga per il Vietnam e la Cambogia.
Il Natale, lontano da casa nostra, ci piace un sacco anzi, quattro zaini quasi cinque.




Natale 2009, Luang Prabang (Laos)



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