2 febbraio 2011

Del Vietnam, ovvero Dove il tempo non ha pareti.

E di nuovo tu.
E per te poche parole, perché sei tutto dentro.
Un'infusione rigenerante, di sorrisi, di garbo, di fierezza, di Bánh xèo e di tutti e sei i toni della tua lingua.

Bánh xèo

Ma anche un'iniezione di storia, negli strati desolanti dei suoi retaggi.
Giù, underground. A calpestare con Mr Trung (mio amico su fb!) la terra scavata e spianata dei cunicoli per mano – e l'azione ha assunto quasi certamente il senso letterale – degli abitanti di Vinh Moc per sfuggire ai bombardamenti americani.
Tre livelli sovrapposti a una profondità che va dai 12 ai 23 metri sotto il livello del suolo, in cui vivevano intere famiglie, costrette in minuscoli pertugi e dove, incredibilmente, sono nati 17 bambini.
Già, là sotto, in quel buio che si faceva eco delle esplosioni nemiche.
Ora un buio silenzioso, che si affolla di immagini assordanti ma capace di placarsi non appena il cunicolo si apre sulla costa in uno sfogo di sabbia e mare.
Non continuo, non vuole essere una lezione di storia. Non ne sarei capace. Il coinvolgimento emotivo farebbe da padrone e qualcuno me lo farebbe notare.

Solo un'immagine legata alla Demilitarized Zone (DMZ) e un appunto.
Dal 1954 al 1975 il fiume Ben Hai - che scorre quasi esattamente all'altezza del diciassettesimo parallelo - ha segnato de facto la linea di confine tra la Repubblica del Vietnam (Vietnam del Sud) e la Repubblica Democratica del Vietnam (Vietnam del Nord).
La DMZ si estendeva per una superficie di 5 km su entrambe le sponde del fiume. Nonostante il suo nome, durante l'escalation bellica, fu di fatto una delle aree più militarizzate al mondo. Da notare che ancora oggi in questa zona può capitare di incappare in ordigni inesplosi, proiettili d'artiglieria e mine! E, in generale, si stima che circa il 20% del Vietnam sia ancora da bonificare, con più di tre milioni di mine e tonnellate di pezzi d'artiglieria inesplosi.


Questo è il monumento-emblema eretto all'inizio di quello che era il Vietnam del Sud. La prima visione che maestosamente si impone percorrendo il ponte provenendo da nord.
Rappresenta l'attesa. L'attesa del ricongiungimento familiare. Una donna e la sua bambina che aspettano il marito, il padre. E il combattente.
Vorrei anche sottolineare, nell'epoca dell'Italietta in mutande, quanto sia stato centrale il ruolo della donna durante la guerra Vietnam. 
Protagonista decretata anche nella copiosa produzione di manifesti di propaganda durante  tutto il periodo bellico nelle vesti di eroina polifunzionale, madre, cuoca e battagliera. 






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